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ESPERIENZE DI COMUNITA’

C’era una volta il piccolo paese, o il quartiere delle città più grandi, dove tutti si conoscevano e sapevano tutto l’uno dell’altro. E dove, in caso di necessità, c’era sempre una porta a cui bussare.

Poi la crescita economica, la maggiore mobilità, i diversi connotati delle famiglie sembravano aver spezzato legami e rapporti.

Più recentemente la crisi economica, che ha messo in ginocchio famiglie e singoli insieme ad interi territori, con il suo strascico di dolore, disillusione e depressione, sembrava spingerci verso un approccio diffidente alla vita e agli altri intorno e a chiuderci in noi stessi.

Talvolta, però, a ben guardare, il problema porta in sé il seme della soluzione e se i problemi sociali ed economici ci hanno respinti di nuovo ognuno dentro le proprie quattro mura, sono gli stessi problemi che ci stanno stimolando ad aprire la porta. È quello che accade in tutte quelle esperienze che stanno portando le persone a (ri)mettere in comune risorse, tempo, possibilità; ad aprire la propria porta agli altri per conoscere o riscoprire chi sono i propri vicini di casa…

Un esempio è stato quello delle Banche del Tempo, associazioni che sono state in grado di rimettere in circolazione competenze e risorse umane, facilitando lo scambio di “prestazioni” tra semplici cittadini disposti a darsi una mano a vicenda e facilitando, in questo modo, anche la costruzione di nuovi rapporti o la riscoperta di quelli già esistenti.

Un esempio più recente, che risale solo allo scorso settembre arriva da Bologna e si chiama “Social Street”. Si tratta di un’esperienza nata dall’idea di uno dei tanti abitanti di una via del centro, via Fondazza, che ha creato un gruppo Facebook per gli abitanti della propria via e lo ha pubblicizzato attraverso volantini affissi nei portoni. In pochissimo tempo molti dei suoi sconosciuti vicini di casa si sono iscritti al gruppo e da allora hanno iniziato a conoscersi, scambiarsi favori (fare la spesa per gli anziani, aver cura dei bambini quando gli altri sono fuori…), mettere in comune risorse (la lavatrice della famiglia a disposizione degli studenti…), scambiarsi mobili ed elettrodomestici non più utilizzati…

“Economia partecipativa”, la chiamano gli economisti, ed è la stessa che ha ispirato ed ispira le esperienze di “sharing” (car, file, bike, house…), di baratto e riuso (www.zerorelativo.it). Il tipo di economia figlia della crisi, ma anche l’unica che può rendercela affrontabile e, soprattutto, che può trasformarla da problema in opportunità.

Un’opportunità non solo per non dover rinunciare troppo alle “cose” (più o meno materiali), ma soprattutto per ripensare i nostri valori e obiettivi e per ritrovare e ricostruire una comunità locale che sembrava non esserci più.

E se anche i nostri servizi potessero essere promotori di una nuova cultura economica e di comunità?

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